C’è un aspetto della storia di Guglielmo Marconi che non viene quasi mai insegnato a scuola: la paura.Nelle relazioni tecniche dei primi del ‘900, tra i resoconti degli esperimenti transatlantici, compaiono riferimenti a ‘segnali parassiti’ di una potenza e una regolarità inspiegabili. Non erano semplici scariche atmosferiche. Erano sequenze che sembravano seguire una logica.Lo stesso Marconi, in alcuni scambi privati, si chiese se la sua tecnologia stesse captando qualcosa che era già lì, nell’aria, da prima che noi imparassimo a trasmettere.È stato proprio leggendo di queste anomalie nei vecchi archivi che è nata l’idea di La Frequenza di Marec. Cosa accadrebbe se oggi, un secolo dopo, qualcuno trovasse la chiave per decifrare quel ‘rumore di fondo’ che Marconi aveva preferito lasciare nel silenzio?
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